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domenica 27 novembre 2011

L'EQUIVOCO MILAN - di Doyle

Anche un mercoledi di coppa con poco e niente in palio può far riflettere; il Barcellona ha vinto 3-2 a San Siro, con la solita scioltezza di manovra, e concedendosi anche il lusso di sperimentare uno spericolato 3-3-4 ultraoffensivo, una soluzione che probabilmente Guardiola tirerà fuori dal cilindro solo in casi di estrema necessità, visto che causa qualche inevitabile squilibrio difensivo, l'unico fattore che ha permesso ai rossoneri di creare qualche pericolo alla porta del Barça, oltre alle sportellate di Ibrahimovic. Cosa significa tutto ciò? Che il Barcellona sia attualmente di un altro pianeta rispetto alle nostre spelacchiate italiane si sapeva già, e una sconfitta contro la miglior squadra del mondo non è un dramma, ma sarebbe ora che qualcuno a casa nostra si togliesse il prosciutto dagli occhi. Il Milan è tuttora considerato il favorito per lo scudetto, a detta di (quasi) tutti è addirittura "imbottito di campioni", neanche fosse il Brasile '70, e quindi non v'è dubbio alcuno che l'augusto titolo di Campione d'Italia, oggi svalutato peggio dei BOT, finirà invariabilmente a Milano. Eppure questo Barcellona giovane, arrogante e manovriero dovrebbe essere una superficie lucida abbastanza su cui specchiarsi; il Milan si regge sull'estro di Ibrahimovic, che è molto forte, ma non è Maradona, sulle fiammate di Boateng, sul talento fragile di Pato, sull'esperienza di vecchi draghi come Seedorf e Nesta, entrambi classe '76, Zambrotta e Ambrosini ('77), sull'ottimo Thiago Silva e su alcuni onesti mestieranti (Van Bommel, Robinho, Nocerino, Aquilani, Abate); non male, ma la verità è che ci vuole ben altro per reggere a campionato e Champions League con i ritmi di oggi, e vedere il modesto centrocampo rossonero arrancare dietro a Xavi e Fabregas, e finire per intero sul taccuino dell'arbitro, la dice lunga sulle carenze dei Campioni d'Italia in pectore. E poi, a difesa del Barça schierava Mascherano, Puyol e Abidal, un terzetto che in Italia sarebbe considerato impresentabile, ma che è bastato ampiamente per non perdere a San Siro. In paragone, se Allegri un giorno si sognasse di schierare gli omologhi Zambrotta, Van Bommel e Nesta a protezione di Abbiati, finirebbe dritto in una clinica psichiatrica. E neanche l'imbarazzante debacle con la nostra Juventus in campionato pare aver scalfito di un millimetro le certezze dei filo-milanisti, a cui fanno difetto parecchie cose ma non l'ottimismo.
Chissà.

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